Prato Selva e la filastrocca del paradiso rubato
Amata da tutti, fanesi e stranieri
Divenne una perla di cui essere fieri.
Erano gli anni di Pietro ed Adolfo
Fusione brillante di polvere e zolfo
Con tanta passione lanciaron la stella
Splendente negli anni, la montagna più bella.
Passarono gli anni e non volle la luna
Tenere per Fano la stessa Fortuna
Lanciando la schiera di gestori confusi
La povera offerta lasciava delusi.
Ma un dì comparve un bel demiurgo
A rimuover le piaghe come un bravo chirurgo
Un nuovo soggetto marciava su Fano
Ecco per voi la Gran (*) Teramano.
Bandito il Comune, la gente soppressa
Privati e Provincia, la nuova scommessa
Per rilanciare le valli ed i monti
E finalmente quadrare coi conti.
Lo Stato offriva monete a milioni
Da bruciare in privato per nobil ragioni
Ma poi quel progetto perse lo slancio
Che provocò solo buchi in bilancio.
Aperture stentate sul filo di lana
Il coraggio di chi la montagna la ama,
Antonio, le idee, tra bici ed il Ghiro
ma troppi ‘gnorsì da abolire il respiro.
Chiusero allora la nostra stazione
Con una evidente malcelata ragione
La colpa fu data al motore ormai vecchio
Che poi girò ancora parecchio.
La storia recente rivide Passione
Col caro Corrado lanciato in agone
Ma nel settore certezza nessuna
Non solo coraggio ma anche fortuna
Infine poi giunse, senza ritegno
Un’orda di gente con poco ingegno
Furbetti e incapaci di altri paesi
Con Fano e fanesi subito arresi.
La storia ci insegna che il turismo è una scienza
Passione, pecunia e tanta pazienza
Così fu spremuta la bella stazione
Da tanta pochezza come un vecchio limone.
Rimangon vestigia di anni gloriosi
Scritte e scolpite sui muri ormai erosi
L’ardore di Augusto è andato perduto
Ma chi ne è l’autore non è ancora muto.
Avanti Fanesi, fuori le palle
Riprendiamoci tutto, i monti e la valle.
Il Cavaliere Nero


