Silenzi
Ore 6.30. Un silenzio spettrale avvolge queste strade. È il silenzio angoscioso della paura, forse lo stesso che gli animali, delle specie più varie, percepirono nei minuti prima del diluvio universale. Tutto tace, la città sembra dormire anche con il sole che comincia a salire nel cielo.
Al risveglio, ritmato dalla solita sveglia e dalla solita inerzia, il silenzio metropolitano evoca il ricordo di altri silenzi. Uno su tutti. Il silenzio ovattato dei risvegli in paese con la neve nuova ed abbondante a coprire il paesaggio modellandolo in nuovi forme e profili. Quel silenzio però, contrariamente a questo silenzio cupo, era protettivo e carico di emozioni. È non solo per la speranza di saltare un giorno di scuola. Era (ma lo è ancora) un abbraccio della natura, la stessa natura che ci ricorda, sempre più spesso, che le sue leggi non puoi violarle ad oltranza senza pagarne poi le conseguenze. Nei paesi, soprattutto nei nostri dispersi tra i monti, queste regole si conoscono, non puoi dimenticarle. Queste regole ti insegnano fin da piccolo che non sei mai solo e così crescendo impari che il silenzio ha sempre qualcosa da sussurrarti. E impari anche ad apprezzare un altro dono, quello di non conoscere la solitudine e la noia. Basta distendersi su un prato a riconoscere nelle nuvole le forme più strane o farsi rapire dai fiocchi di neve durante una copiosa nevicata. E torniamo al silenzio di questi giorni di reclusione metropolitana. In questi giorni dolorosi e carichi di preoccupazione, le nuove regole governative hanno imposto un nuovo stile di vita che, seppur apparentemente aspro e punitivo, può essere una opportunità per tutti. Si può infatti riscoprire la profondità del silenzio, la dimensione di una nuova sfida, la più difficile dall'ultima guerra.
Questo silenzio può essere carico di rinnovati, intramontabili, valori. L'umanità, la solidarietà, la condivisione, il rispetto, la fantasia e il pensiero astratto. E poi le piccole cose. Quelle che la società dei social media e dell'autofagocitosi narcistica hanno quasi del tutto cancellato. Quasi del tutto e quasi dovunque. Ascoltare il silenzio facilita la riscoperta del vecchio mondo, basato su regole e valori comuni prima considerati inalienabili, poi svenduti dalla deregulation e dal degrado della società moderna e della sua politica. Benché non sia razionalmente plausibile un confronto tra silenzi (è un esercizio della mente in tempo di emergenza), chiudiamo le nostre riflessioni con la convinzione che il silenzio dei borghi sia quello perfetto. Ma siamo altresì convinti che qualcosa di buono ci sia anche in questo silenzio metropolitano. Forse il seme di una nuova coscienza civica.
I Grignetti
PS. Ci appelliamo al buon senso delle persone che vivono in città affinché non rientrino a Fano in questo periodo. Abbiamo in paese troppe persone fragili che, non fosse altro per i valori e l'integrità morale che custodiscono, vanno conservate come bene dell'umanità.


